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L’Impairment Test: definizione e ambito di applicazione

L’impairment test è un procedimento tecnico-contabile volto a verificare se il valore contabile di un’attività iscritta in bilancio (o di un’unità generatrice di flussi finanziari, cash generating unit – CGU) sia recuperabile attraverso l’uso o la vendita del bene. In altri termini, l’impairment test serve a rilevare eventuali perdite durevoli di valore delle immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie.

Secondo la dottrina aziendalistica, il principio della “prudenza” e della “veridicità e correttezza” del bilancio richiede che i valori contabili riflettano fedelmente la capacità dell’impresa di generare benefici economici futuri. Laddove tale capacità si riduca in modo durevole, si rende necessario adeguare il valore contabile, rilevando una svalutazione.

Secondo gli OIC (Organismi Italiani di Contabilità), il riferimento principale è l’OIC 9 – Svalutazioni per perdite durevoli di valore delle immobilizzazioni.

Ambito di applicazione:

  • Immobilizzazioni immateriali (es. avviamento, brevetti)

  • Immobilizzazioni materiali (es. impianti, fabbricati)

  • Partecipazioni iscritte come immobilizzazioni finanziarie

Quando si applica l’impairment test secondo l’OIC:

  • Quando si rilevano indicatori di potenziali perdite durevoli di valore (es. obsolescenza tecnologica, crisi del settore, perdita di un cliente chiave).

  • Nel caso dell’avviamento, è richiesto un test annuale (o più frequente in presenza di indicatori negativi).

Modalità di applicazione:

  • Il valore recuperabile è pari al valore d’uso (cioè il valore attuale dei flussi finanziari futuri attesi) o al valore equo netto dei costi di vendita, se determinabile.

  • Se tale valore è inferiore al valore contabile, si rileva una svalutazione.

L’impairment test è regolato dallo IAS 36 – Riduzione durevole di valore delle attività.

Ambito di applicazione:

  • Immobilizzazioni materiali e immateriali (incluso l’avviamento)

  • Partecipazioni in società controllate, collegate o joint venture, nel bilancio separato

  • Attività a lungo termine classificate come “disponibili per la vendita” (IFRS 5)

Caratteristiche principali dello IAS 36:

  • Si basa sul concetto di valore recuperabile = il maggiore tra:

    • Fair value al netto dei costi di dismissione

    • Value in use (valore attuale dei flussi di cassa futuri attesi generati dall’attività o dalla CGU)

  • La svalutazione si rileva se il valore contabile eccede il valore recuperabile.

  • L’avviamento non è ammortizzato ma sottoposto annualmente a impairment test.

Il processo secondo lo IAS 36 prevede:

  1. Identificazione di eventuali indicatori di perdita di valore (trigger event)

  2. Calcolo del valore recuperabile (metodo DCF per il value in use)

  3. Rilevazione della perdita come rettifica del valore contabile

  4. Divulgazione informativa in nota integrativa

La dottrina aziendalistica sottolinea l’importanza di una visione prospettica nella valutazione delle attività: il valore di un’attività non è intrinseco, ma dipende dalla capacità di generare benefici futuri. In tal senso, l’impairment test rappresenta una tecnica valutativa dinamica, coerente con i principi della gestione aziendale orientata al valore.

Dal confronto tra OIC e IAS emergono alcune differenze:

  • Gli OIC sono più prudenti e meno proiettati sul futuro (approccio storico-contabile).

  • Gli IAS/IFRS, invece, richiedono valutazioni prospettiche basate su flussi futuri attualizzati, in un’ottica più “economica” e fair value-oriented.

L’impairment test rappresenta uno strumento cruciale per garantire la qualità informativa del bilancio e la corretta valutazione delle immobilizzazioni.

La sua applicazione richiede competenze tecniche, capacità previsionali e attenzione ai segnali gestionali e di mercato. La dottrina aziendalistica, i principi OIC e quelli IAS convergono nell’evidenziare il ruolo dell’impairment come presidio della veridicità e della rappresentazione fedele dei valori aziendali.

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